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( da Intervista alla Dietista, di un Paziente con Diabete di Tipo 2)
Io non sono mai stato un goloso…come è successo che mi venisse il diabete?
Mi hanno detto che nell’alimentazione di tutti i tare attenzione ai carboidrati: ma cosa sono esattamente?
E per quale motivo hanno effetti così diversi?
Allora tutti questi alimenti come pane, pasta, riso ecc., sono equivalenti fra loro?
Io posso mangiare normalmente pane e pasta come i miei familiari?
Se gli zuccheri sono sia nel pane che nello zucchero, perché posso mangiare pane, ma non posso usare lo zucchero?
Anche se ho il diabete, posso continuare la mia attività sportiva preferita?
Daranno l’insulina anche a me?
Quale differenza c’è fra il mio diabete e quello giovanile?
Se il problema sono gli zuccheri, perché devo stare attento anche agli altri alimenti che non ne contengono, come la carne?
Non potrò mangiare più neanche un dolce? E se sì, perché i dolci sì e lo zucchero no?
Ma se queste cose mi fanno male, perché io mangiandole…non sto male?
Ai controlli, oltre alla glicemia viene sempre eseguito anche un altro esame, chiamato emoglobina glicosilata. A cosa serve?
Va bene, ma, se faccio tutti questi sacrifici, poi guarirò? Per quanto tempo devo stare a dieta?

Io non sono mai stato un goloso…come è successo che mi venisse il diabete?

Non solo le persone golose di dolci possono ammalarsi di diabete: da una parte, infatti, c’è una predisposizione genetica, che fa sì che alcune persone più di altre siano portate a sviluppare diabete. Questa predisposizione genetica, però, non basta da sola: occorre qualcosa che ci porti al diabete. Questo qualcosa possono essere tipi di errate abitudini alimentari, associate ad una diminuzione dell’attività fisica che ci portano nel tempo a sviluppare un sovrappeso. Nelle persone predisposte, il sovrappeso rende il corpo meno sensibile all’insulina (ormone che regola il tasso di zuccheri nel sangue), un po’ come nel tempo ci si abitua ad un medicinale e questo non ci fa più effetto, se si prende di continuo.

Mi hanno detto che nell’alimentazione di tutti i tare attenzione ai carboidrati: ma cosa sono esattamente?

Gli zuccheri (o carboidrati) sono di due tipi: semplici e complessi. Quelli semplici danno sbalzi di glicemia (livello di zuccheri nel sangue) maggiori e sono contenuti in qualunque alimento che sia cucinato con l’aggiunta di zucchero da cucina o fruttosio o miele, perché sia lo zucchero sia il miele sia il fruttosio sono costituiti solo da zuccheri semplici. Quindi gelati, caramelle, bibite zuccherate, biscotti, torte e pasticcini e tutto ciò che viene cucinato in questo modo contiene zuccheri semplici. Lo stesso tipo di zuccheri è contenuto naturalmente in frutta e latte (quindi i succhi di frutta “senza zucchero” non hanno zucchero da cucina, ma hanno lo stesso lo zucchero della frutta).
Quelli complessi, invece, hanno un assorbimento più lento e alzano la glicemia in modo più graduale. Gli zuccheri complessi sono contenuti in pane, riso, pasta, pizza e tutti i derivati dei cereali, patate e legumi. E’ importante ricordare che legumi e patate non sono verdure, ma fonti di zucchero.

E per quale motivo hanno effetti così diversi?

Gli effetti molto diversi di questi due tipi di carboidrati sono dati dalla diversità delle loro strutture: i carboidrati semplici, infatti, sono costituiti da molecole piccole e quindi richiedono tempi minori per la digestione e l’assorbimento e quindi alzano molto velocemente il livello di zuccheri nel sangue (senza dare al corpo il tempo di reagire). I carboidrati complessi, invece, sono costituiti da grandi molecole formate da molti zuccheri semplici legati fra loro, quindi il tempo di digestione si allunga e l’assorbimento diventa più graduale (dando al corpo il tempo di predisporre le dovute contromisure per l’aumento della glicemia).

Allora tutti questi alimenti come pane, pasta, riso ecc., sono equivalenti fra loro?

No, non esattamente. Infatti, anche se tutti questi alimenti sono composti da zuccheri complessi, in base al contenuto in fibre, ai metodi di cottura utilizzati e di altri fattori, i cibi hanno influenze differenti sulla glicemia. Questa “influenza sulla glicemia” si chiama Indice Glicemico e indica la capacità di un alimento di far innalzare la glicemia: tanto più l’indice glicemico è alto, tanto più la glicemia si alzerà velocemente dando picchi glicemici; dove invece l’indice glicemico è alto, la glicemia si alzerà lentamente e moderatamente. Ad esempio il riso, a parità di carboidrati e di metodo di preparazione, ha un indice glicemico più alto della pasta; le patate bollite hanno un indice glicemico ancora più alto e le patate fritte hanno un indice glicemico più alto di quelle bollite. Alcuni alimenti, poi, sono molto particolari riguardo questo indice, perché, nonostante siano simili ad alimenti a basso indice glicemico, ne hanno uno più alto: l’esempio qui può essere dato dalla pizza che, pur essendo simile al pane, ha un indice glicemico più alto, così come piadine e tigelle.
Esistono tabelle che possono aiutarci a conoscere l’indice glicemico degli alimenti, ma in generale sarà sufficiente limitare le occasioni in cui sostituiamo alimenti a basso indice glicemico con analoghi a indice più alto.

Io posso mangiare normalmente pane e pasta come i miei familiari?

Certo! La parola d’ordine in questo caso non è eliminare, ma moderare: pane, pasta, anche riso o patate, possono essere mangiati insieme agli altri familiari, purché si ricordi che essendo entrambi fonti di carboidrati, è necessario mangiarne in quantità adeguate; se si desidera mangiare un piatto di pasta più grande di quello consigliato, si può fare a patto di diminuire o eliminare la quantità di pane e di associarlo ad una porzione abbondante di verdura. Allo stesso modo di tanto in tanto ci si può concedere una pizza, purché sia in sostituzione sia del pane sia della pasta nell’intero pasto. L’unico tipo di zucchero da evitare è quello che si usa per dolcificare, cioè zucchero bianco, o grezzo, o di canna, o il miele: dato che sono costituiti interamente di zuccheri semplici, è meglio sostituirli con l’aspartame.

Se gli zuccheri sono sia nel pane che nello zucchero, perché posso mangiare pane, ma non posso usare lo zucchero?

Perché i carboidrati dello zucchero sono semplici e il nostro corpo li assorbe molto velocemente, troppo per contrastare l’innalzamento della glicemia in modo efficace. Il pane, invece, contiene zuccheri complessi e fibre; gli zuccheri complessi devono essere frammentati prima di essere assorbiti dal corpo, quindi vengono digeriti e assorbiti più lentamente, mentre la fibra, oltre ad avere un elevato potere saziante, tende a rallentare ulteriormente l’assorbimento dei carboidrati, lasciando al corpo il tempo di stabilizzare la glicemia mano a mano che arriva nuovo zucchero.
Oltretutto, nel pane (e nella pasta, nel riso, nelle patate, nei legumi…) i carboidrati non sono gli unici componenti, ma sono associati anche a proteine e ad una piccola percentuale di grassi. Sono quindi alimenti più completi e contengono in proporzione quantità di zuccheri minori.

Anche se ho il diabete, posso continuare la mia attività sportiva preferita?

Assolutamente si, anzi, è caldamente consigliato! L’attività fisica è uno dei punti cardine nel controllo del diabete, perché aiuta il corpo ad usare gli zuccheri contenuti nel sangue, a controllare il peso (che come abbiamo detto è un fattore importante) e, in più, aiuta il corpo ad aumentare la sensibilità all’insulina, in modo che anche mentre non si sta facendo attività fisica la glicemia sia più stabile. Per ottenere questi risultati, non solo si dovrebbe continuare l’attività fisica preferita (ad esempio l’uscita in bicicletta), ma farla diventare un’abitudine quotidiana dedicandovi almeno mezz’ora al giorno.

Daranno l’insulina anche a me?

Non è detto. Il diabete di tipo 2 l’insulina viene usata solo dove gli ipoglicemizzanti orali (i farmaci per via orale) e il controllo dietetico non riescono a garantire il controllo della glicemia, quindi in un numero limitato di casi.

Quale differenza c’è fra il mio diabete e quello giovanile?

Nel diabete giovanile, l’origine della malattia è l’assenza dell’insulina, che è causata dal malfunzionamento o dalla distruzione delle cellule del pancreas che la producono. E’ una malattia di origine autoimmune e spesso viene diagnosticata nell’infanzia e nell’adolescenza; proprio a causa dell’assenza di insulina questa deve essere somministrata dall’esterno, ricreando in modo “artificiale” la situazione fisiologica, perché il corpo risponde bene all’insulina.
Nel diabete di tipo 2, invece, l’insulina viene prodotta in quantità normale o addirittura superiore, ma il corpo non riesce ad utilizzarla. Per questo motivo vengono usati la terapia dietetica, in associazione all’attività fisica, che migliorano l’utilizzo e la funzionalità dell’insulina prodotta. Possono essere usati anche farmaci, gli ipoglicemizzanti orali, che, secondo il caso, possono diminuire il livello degli zuccheri o aumentare quello di insulina prodotta dal corpo.

Se il problema sono gli zuccheri, perché devo stare attento anche agli altri alimenti che non ne contengono, come la carne?

Perché gli alimenti come la carne, gli affettati e simili, pur non contenendo zuccheri, contengono proteine e grassi che possono andare ad incidere in modo significativo sulle calorie che vengono introdotte, quindi possono andare a influenzare il peso, o meglio, la quantità di grasso presente nel corpo. Il grasso, soprattutto quello che si accumula sulla pancia, aumenta la resistenza dei tessuti all’insulina, aggravando il problema del diabete e, oltretutto, un consumo eccessivo di questo tipo di alimenti potrebbe andare a creare altre problematiche, nel tempo, come ipercolesterolemia, che si sommerebbero al diabete rendendo più difficile il controllo.

Non potrò mangiare più neanche un dolce? E se sì, perché i dolci sì e lo zucchero no?

Come prima, anche per i dolci, la parola d’ordine non deve essere eliminare, ma moderare. Questo significa che, di tanto in tanto, i dolci possono essere consumati, avendo attenzione a non mangiare la frutta se scegliamo al suo posto una fetta di dolce, anche se non è esattamente la stessa cosa e sarebbe meglio magari abbinare questo genere di sostituzioni ad una passeggiata o, comunque, ad un po’ di attività fisica. Certamente, però, non possiamo neanche pensare di poter consumare ogni giorno, a fine pasto, una porzione di dolce: anche se i dolci non sono proibiti, andrebbero considerati come un’eccezione e non come una regola. Questo genere di accorgimenti, inoltre, dovrebbero essere validi per tutti e non solo per chi è affetto da diabete.

Ma se queste cose mi fanno male, perché io mangiandole…non sto male?

In questo senso il diabete, soprattutto il diabete di tipo 2, è una malattia subdola: infatti, non dà sintomi nell’immediato, ma a lungo termine. Questo significa che, anche se non si sta male, la situazione porta ad un danno silenzioso che, quando è ripetuto nel tempo, porta a complicazioni anche molto fastidiose. Per questo è importante tenere sotto controllo la glicemia giorno per giorno, con costanza, quando non si avvertono sintomi: per evitare che i sintomi arrivino a manifestarsi. In buona sostanza questi accorgimenti servono per continuare a stare bene.

Ai controlli, oltre alla glicemia viene sempre eseguito anche un altro esame, chiamato emoglobina glicosilata. A cosa serve?

L’emoglobina glicosilata è un valore, regolarmente monitorato in tutti i pazienti diabetici, che ci dà un quadro dell’andamento delle glicemie nei precedenti tre mesi. Quindi in buona sostanza questo valore va ad integrare l’informazione che ci dà il valore di glicemia: la glicemia ci dice qual è la quantità di zuccheri nel sangue in quel determinato momento in cui noi la misuriamo, mentre l’emoglobina glicosilata ci dice qual è stato l’andamento delle glicemie negli ultimi tre mesi. Per questo è importante controllare entrambe le informazioni al fine di tracciare un quadro generale della situazione.

Va bene, ma, se faccio tutti questi sacrifici, poi guarirò? Per quanto tempo devo stare a dieta?

Purtroppo, nonostante dieta, attività fisica e farmaci, dal diabete non si guarisce. Infatti, è una malattia cronica, cioè una malattia che, una volta che si è instaurata, non guarisce più.
La buona notizia, però, è che grazie all’adozione di un corretto stile alimentare e di vita e grazie ai farmaci, il diabete può essere tenuto sotto controllo in modo tale evitare le complicanze a lungo termine. Quella che viene consigliata nel diabete non è una “dieta” nel senso comune del termine, ma una corretta alimentazione, che andrebbe presa come abitudine anche da coloro che non hanno nessun tipo di problema, per prevenirli. Per questo motivo L’alimentazione controllata e l’attività fisica non dovrebbero essere visti come sacrifici imposti da una malattia, ma come uno “stile” che ci permette di essere efficienti, energici e attivi, di stare bene e di continuare a star bene per molto tempo a venire. Per questo andrebbero adottati tutta la vita.