piccolo dizionario

ACETONE
(vedi CHETONI)

ACETONURIA
(vedi CHETONURIA)

ACIDOSI
Forte presenza di chetoni nel sangue, che aumenta l’acidità dei liquidi presenti nell’organismo. Nel diabete, questa situazione, quando non controllata, porta alla chetoacidosi diabetica.

ALBUMINURIA
Presenza di albumina nelle urine. Può essere il sintomo di una patologia renale e, in particolare, della nefropatia diabetica.

ANALOGHI DELL’INSULINA UMANA
Sono insuline realizzate modificando le caratteristiche dell’insulina umana per migliorarne l’azione. Si dividono in analoghi ad azione rapida e ad azione lenta.

ASPARTAME
Dolcificante artificiale, a basso potere calorico, che può essere utilizzato in cottura.

AUTOCONTROLLO
Quando si parla di diabete, con il termine “autocontrollo” s’intende in senso stretto la misurazione della glicemia effettuata in genere dal paziente con degli ap-positi strumenti portatili (i lettori o reflettometri). La possibilità di controllare autonomamente il livello di glucosio è considerata il secondo passo più importante nella storia della terapia del diabete, dopo la scoperta dell’insulina. In senso più ampio, “autocontrollo” indica tutte le azioni e le attenzioni che la persona con il diabete deve avere per mantenere la quantità di glucosio nel sangue nei livelli ideali; questo comprende l’attenzione all’alimentazione, l’esercizio fisico, il controllo della glicemia e, eventualmente, terapie con farmaci o l’assunzione di insulina.

BASAL BOLUS terapia insulinica
Terapia insulinica personalizzata, a più iniezioni, che prevede la somministrazione di insuline ad azione rapida (bolo) per controllare la salita della glicemia dopo il pasto e la somministrazione di insuline ad azione lenta (basale) per controllare il bisogno basale (tra un pasto e l’altro e durante la notte) di insulina. Tale modello di terapia può essere realizzato in modo ottimale con il microinfusore (terapia CSII).

BODY MASS INDEX (BMI) o INDICE DI MASSA CORPOREA (IMC)
Unità di misura utilizzata nella valutazione dell’obesità. Si ottiene dividendo il peso in chili per il quadrato dell’altezza in metri. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, un BMI compreso fra 18.5 e 24.9 è indice di normopeso, da 25 ai 29.9 di sovrappeso, superiore o uguale a 30 di obesità.

CAMPI SCUOLA
Momenti di educazione ed addestramento teorico-pratici all’autogestione della malattia, dedicati alle persone affette da diabete e organizzati in forma residenziale in ambienti extraospedalieri. Solitamente rivolti ai giovani (bambini e adolescenti) affetti da diabete di Tipo 1, vi possono partecipare, in funzione delle singole competenze, medici ed infermieri, dietisti, psicologi, insegnanti di educazione fisica, esperti in animazione, genitori ecc.
L’esperienza dei campi scuola è nata nel 1925 a Detroit (Stati Uniti) grazie al Dott. Wendt. Nello stesso anno Elizabeth Devine, infermiera della Joslin Clinic comincia la sua esperienza ospitando nella propria casa di vacanza un ragazzo diabetico per insegnargli i rudimenti dell’autocontrollo. Da allora tali esperienze si sono moltiplicate ovunque, sbarcando in Europa, dapprima in Francia nel 1953 con le esperienze di Lestradet e Francois e infine nel 1973 in Italia per iniziativa dei pediatri di Trieste.

CARBOIDRATI (O GLUCIDI O ZUCCHERI)
Una delle tre principali fonti di calorie nell’alimentazione. Si dividono in carboidrati semplici e complessi. I carboidrati semplici, detti zuccheri, si trovano normalmente in frutta, verdura e latticini, nonché in caramelle, miele, zucchero da tavola e sciroppi. I carboidrati complessi, detti amidi, si trovano in pane, cereali, legumi, riso e pasta. Il metabolismo trasforma tutti i carboidrati in glucosio e in glicogeno. L’assunzione di carboidrati provoca un immediato aumento della glicemia. Nel diabete l’insufficienza dell’insulina o la resistenza all’insulina impediscono l’utilizzo degli zuccheri, che si accumulano così nel sangue.

CARBOIDRATI COMPLESSI
Sostanze che sono assorbite più lentamente dall’intestino in quanto devono essere trasformate in zuccheri semplici per essere assorbite. Comprendono la pasta, il pane e altri prodotti a base di cereali e i legumi.
CARBOIDRATI SEMPLICI
Sostanze che sono assorbite velocemente dall’intestino in quanto non devono essere digerite e che, pertanto, entrano rapidamente nel sangue causando una rapida salita della glicemia. Includono lo zucchero (saccarosio), sono presenti nella frutta (fruttosio) e nel latte (lattosio).

CELIACHIA
È una patologia cronica indipendente, ma a volte associata al diabete di tipo 1. È caratterizzata dall’intolleranza al glutine, una proteina presente nei cereali (esclusi riso e granoturco) e in vari legumi che danneggia la parete intestinale di chi è affetto da celiachia e impedisce così l’assimilazione dei nutrienti

CHETOACIDOSI
È una grave situazione clinica di scompenso del diabete, che si verifica quando, in mancanza di insulina, l’organismo – per ottenere energia invece di utilizzare il glucosio – comincia ad utilizzare prevalentemente gli acidi grassi accumulando come scarto sostanze acide, come i chetoni. La chetoacidosi inizia lentamente; i primi segni sono nausea e vomito, dolore addominale e un respiro profondo e affannoso, il fiato ha un caratteristico odore di mela marcia. Se il paziente non riceve liquidi e insulina, la chetoacidosi può avere serissime conseguenze e condurre allo stato di coma chetoacidosico. La chetoacidosi è un emergenza clinica tipica del diabetico di Tipo 1.

CHETONI (O CORPI CHETONICI O ACETONE)
Sostanze acide che il corpo produce quando le cellule bruciano gli acidi grassi.

CHETONURIA (O ACETONURIA)
Presenza di chetoni nelle urine (il valore normale è 0); in presenza di forte glicosuria è indice di grave scompenso del diabete da mancanza di insulina.

COMPLIANCE
Termine inglese molto utilizzato anche in italiano. In Diabetologia indica il rispetto delle prescrizioni e delle istruzioni da parte del paziente.

COMPLICANZE CRONICHE
Sono patologie croniche, che una persona diabetica rischia di sviluppare dopo alcuni anni di malattia. In alcuni casi, si tratta di malattie tipiche del diabete, come le complicanze microangiopatiche quali la retinopatia, la neuropatia, la nefropatia; in altri di malattie alle quali sono soggetti anche i non diabetici, come i problemi cardiovascolari; ma che sono più frequenti nelle persone con diabete. Gli studi più recenti confermano che il rischio di complicanze si riduce fortemente mantenendo i valori di glucosio nel sangue il più possibile vicini alla normalità.

C-PEPTIDE
Sostanza prodotta dal pancreas in misura pari all’insulina. Di conseguenza, misurando il C-Peptide si può accertare se il pancreas funziona ancora e quanta insulina produce. Non avrebbe nessuna attività biologica.

DIABETE MELLITO
È una malattia caratterizzata dall’aumento del glucosio nel sangue. Si riconoscono due tipi principali di diabete, distinguibili per la causa che procura l’aumento della glicemia nel sangue: il diabete di Tipo 1 (da danno autoimmune) e il diabete di Tipo 2 (da insulino-resistenza/difetto di secrezione insulinica). Il termine “mellito” significa “simile al miele” ed è riferito al sapore dolce delle urine dovuto alla glicosuria. Il diabete è una condizione cronica, ossia non “guarisce” spontaneamente.

DIABETE DI TIPO 1 (o DM1)
È la forma di diabete dovuta al danno autoimmune delle beta cellule in cui la produzione di insulina normalmente diminuisce in modo progressivo sino ad azzerarsi. La vita del paziente dipende, quindi, dalla somministrazione di insulina.
Il paziente dipende quindi dalle iniezioni di insulina, per questo si parla anche di diabete insulino-dipendente mentre è ormai abbandonata la vecchia definizione di diabete giovanile (anche se in effetti nella gran parte dei casi la malattia appare fra i primi mesi di vita e i 17-18 anni) così come quella di IDDM.

DIABETE DI TIPO 2 (o DM2)
È di gran lunga la forma più frequente di diabete.
La produzione di insulina è inizialmente normale o superiore al normale, ma ottiene sempre minore effetto (la cosiddetta insulino-resistenza). Lo sforzo di produrre quantità sempre maggiori di insulina finisce per esaurire le cellule Beta. Alla insulino-resistenza fa quindi seguito una progressiva riduzione dell’insulina prodotta. Le persone affette da diabete di tipo 2 devono tenere sotto controllo il peso corporeo e svolgere attività motoria, ed eventualmente assumere farmaci ipoglicemizzanti orali. L’assunzione di insulina si rende invece necessaria soltanto in alcuni casi gravi. Questa patologia, detta un tempo “diabete dell’adulto” o “diabete grasso”, colpisce individui sovrappeso di età adulta e la sua frequenza aumenta con l’età. In inglese è citato anche con la sigla NIDDM (Non Insulin-Dependent Diabetes Mellitus) o DM2.

DIABETE GESTAZIONALE
Forma di diabete che si sviluppa durante la gravidanza. Nel 95% dei casi termina insieme alla gravidanza, ma può preannunciare una forma di diabete di Tipo 2, che si svilupperà in età più avanzata.

DOLCIFICANTI
Sostanze naturali, o artificiali (come per esempio Aspartame e Saccarina), caratterizzate da un grande potere dolcificante e da un ridotto o minimo apporto calorico.

EDUCAZIONE TERAPEUTICA
L’educazione sanitaria è la chiave di volta nella gestione del diabete. Il DCCT (Diabetes Control and Complications Trial) ha chiaramente dimostrato che:
un accurato controllo metabolico riduce le complicanze micro-vascolari;
per ottenere un controllo metabolico ottimale è necessaria un’efficace autogestione del diabete;
un’efficace autogestione richiede degli alti livelli di educazione sanitaria.

EMOGLOBINA GLICOSILATA (HbA1c)
L’emoglobina è una sostanza presente nel sangue che tende in qualche misura a ‘glicarsi’, cioè a legarsi a molecole di glucosio. Nel test dell’emoglobina glicosilata la percentuale di emoglobina glicata sull’emoglobina totale testimonia la quantità di glucosio che è stata presente nel sangue nei due-tre mesi precedenti al test e permette di valutare l’autocontrollo glicemico messo in atto da un paziente in un certo arco di tempo

GLICEMIA
Concentrazione di glucosio nel sangue. È il valore principale che un paziente diabetico deve controllare, la “prova del nove”, che verifica la correttezza delle scelte fatte. Mantenere valori normali di glicemia è il fine dell’autocontrollo glicemico, che deve essere messo in atto dal paziente diabetico, nonché la maniera migliore per evitare le complicanze.
Alti livelli di glucosio nel sangue (iperglicemia), così come bassi livelli di glucosio nel sangue (ipoglicemia), sono dannosi per l’organismo, sia sul lungo che sul breve termine (crisi ipo e iperglicemiche).

GLICOSURIA
Presenza di glucosio nelle urine. È un segnale di scompenso. In condizioni normali, infatti, il glucosio non dovrebbe essere presente nelle urine: “tracima” dal sangue alle urine solitamente solo se nel sangue ha raggiunto un valore (180 mg/dl), detto soglia renale. Questa soglia varia, comunque, da individuo a individuo.

GLUCAGONE
È un ormone prodotto dalle cellule Alfa del pancreas, che innalza il livello di zucchero nel sangue in caso di ipoglicemia. Può essere iniettato in caso di grave crisi ipoglicemica.

GLUCOMETRO
Detto anche “lettore della glicemia”, o “reflettometro”, è un apparecchio che consente di misurare il livello di glucosio nel sangue. È composto da una striscia sulla quale va apposta una piccola goccia di sangue capillare e da un apparecchio, che misura la quantità di glucosio presente, sia valutando la variazione di colore creata da una reazione chimica innescata dal glucosio sulla striscia (si parla allora di reflettometro), sia misurando la variazione di potenziale, la corrente elettrica provocata dal glucosio (con la tecnolo-gia potenziometrica).

GRASSI (O LIPIDI)
I grassi sono una delle tre classi di alimenti che forniscono calorie al corpo. Si dividono in grassi saturi, che a temperatura ambiente si presentano solidi, e sono generalmente di origine animale, come burro, grassi di carne e lardo, che tendono a far crescere il colesterolo, e grassi insaturi (monoinsaturi e polinsaturi), liquidi a temperatura ambiente, che provengono da piante, olio di oliva o di semi, che invece tendono ad abbassare i livelli di colesterolo.

INDICE DI MASSA CORPOREA (IMC) O BODY MASS INDEX (BMI)
Vedi Body Mass Index (BMI)

INSULINA
Ormone prodotto dal pancreas e, precisamente, dalle cellule Beta contenute nelle cosiddette isole di Langerhans. L’insulina permette alle cellule di utilizzare il glucosio contenuto nel sangue trasformandolo in energia. La causa del diabete è appunto la mancanza, l’insufficiente produzione o la resistenza all’insulina. L’insulina, che il diabetico non riesce a produrre, può essere assunta dall’esterno con delle iniezioni. Esistono in commercio molte insuline diverse per origine (umana, di maiali, di altri animali, prodotta con Dna ricombinante ecc.), per “potenza”, misurata in unità, e per “velocità” d’azione (ultralenta, lenta, intermedia e pronta). Una insulina pronta concentra il suo effetto nelle prime due ore dal momento dell’iniezione, una ultralenta può coprire il fabbisogno di 12 ore ed oltre. In un futuro prossimo è prevista la commercializzazione dell’insulina spray, cioè per inalazione per via nasale.

INSULINORESISTENZA
I diabetici di Tipo 2 producono quantità sufficienti, anzi eccessive, di insulina; ma l’azione dell’insulina prodotta è meno efficace. L’insulinoresistenza è legata all’ipertensione e all’iperlipidemia. È soprattutto presente nei pazienti in soprappeso ed obesi. Il pancreas risponde alla insulinoresistenza producendo quantità sempre maggiori di insulina, ma lo sforzo esaurisce le cellule Beta che smettono di produrla.

IPERGLICEMIA
La glicemia, vale a dire la concentrazione di glucosio nel sangue è il valore principale che un paziente diabetico deve controllare. La glicemia si esprime normalmente in mg/dl (milligrammi per decilitro). Si definisce ‘iperglicemia’ la presenza di una percentuale di glucosio nel sangue superiore al normale. La tendenza all’iperglicemia è il punto in comune fra tutte le varie forme di diabete.
Perchè la glicemia alta è dannosa? Prima di tutto perchè – insieme ad altri fattori – deteriora le pareti interne dei vasi, contribuendo a occluderli. Questo dà luogo a complicanze micorvascolari a danno di occhi, reni ed estremità, e macrovascolari (ictus e infarti). L’iperglicemia danneggia anche il sistema nervoso periferico. Ovviamente occorrono molti anni di continue iperglicemie perchè queste complicanze possano iniziare a manifestarsi.
L’iperglicemia ha un’altra paradossale conseguenza. Il glucosio entra nelle cellule solo grazie all’insulina. Se questa è insufficiente o inefficace, il sangue è troppo ricco di nutrimento, mentre le cellule ‘muoiono di fame’. Per raccogliere l’energia necessaria bruciano i grassi contenuti al loro interno. Così facendo producono però dei rifiuti, i chetoni che sono tossici per l’organismo. Una grave e continuativa iperglicemia può portare a gravissime situazioni di scompenso metabolico: le chetoacidosi

IPOGLICEMIA
È la complicazione acuta più frequente nel diabete tipo 1 e sopraggiunge quando i livelli di zucchero nel sangue scendono troppo.
Causa una varietà di segnali e sintomi reversibili caratteristici delle disfunzioni neurologiche, per esempio una temporanea menomazione cognitiva, ed è un importante fattore limitante nei tentativi di raggiungere livelli vicini alla normoglicemia. Se non si interviene in tempi brevi, può degenerare dando luogo a convulsioni, in alcuni casi a perdita di coscienza e coma, e, particolarmente nei bambini piccoli, può causare danni permanenti al Sistema Nervoso Centrale

IPOGLICEMIZZANTI ORALI
Categoria di farmaci (generalmente in compresse) prescritte per ridurre i livelli di glucosio nel sangue. Sono utilizzate per curare i pazienti diabetici di Tipo 2. Alcuni favoriscono la produzione d’insulina stimolando il pancreas, altri aumentano la sensibilità all’insulina.  Si dividono in sulfalinuree e biguanidi.

MICROALBUMINURIA
Presenza nelle urine di una minima quantità di al-bumina: la sua presenza indica un iniziale danno renale

MICROINFUSORE
È un piccolo apparecchio ad alta tecnologia che immette insulina nel corpo in continuazione e a dosi regolabili attraverso un catetere inserito nell’addome e mantiene costante l’insulinemia. Ha dei comandi che consentono di aumentare, se necessario, le dosi di insulina.

MODY
Il diabete mellito non insulino-dipendente a esordio giovanile: detto anche MODY (Maturity Onset Diabetes in the Young); pur essendo un diabete di Tipo 2 (che abitualmente inizia dopo i 40 anni), colpisce giovani sotto i 30 anni, obesi e con predisposizione genetica. Si sviluppa lentamente e le complicanze appaiono raramente e in età più avanzata. È attribuito a carenza di glucochinasi, enzima del metabolismo del glucosio.

NEFROPATIA
Malattia dei reni. La nefropatia diabetica è causata dal deterioramento dei “filtri” che, nei reni, garantiscono la pulizia del sangue. La nefropatia è una delle complicanze microvascolari del diabete; colpisce i piccoli vasi dei reni riducendone la funzione depuratoria fino ad arrivare, per fortuna oggi raramente, attraverso diversi stati di gravità, all’insufficienza renale vera e propria. Alla base della nefropatia diabetica vi sono il cattivo con-trollo delle glicemia e della pressione arteriosa. Anche i fattori genetici determinano un aumento del rischio, sep-pure i geni responsabili non siano stati ancora ben determinati. La nefropatia si può prevenire se si mantiene un buon controllo metabolico.

NEUROPATIA
Malattia del sistema nervoso periferico. Le neuropatie diabetiche più comuni sono la neuropatia periferica, la neuropatia autonomia (o somatica, o viscerale) e la mononeuropatia. La neuropatia sensitiva colpisce i nervi che controllano il tatto, la vista o la percezione del dolore; la neuropatia periferica, le braccia, le gambe e i piedi; la neuropatia autonomica; infine, colpisce il sistema nervoso involontario (e, quindi, organi come il cuore, la vescica o l’apparato digerente).

OBESITA’
Condizione nella quale una persona ha un indice di massa corporea superiore a 30. L’obesità è chiaramente legata sia all’insorgere del diabete di tipo 2 sia alla frequenza e gravità delle complicanze.

PANCREAS
È la ghiandola più grande del corpo umano. Parte del pancreas produce il succo pancreatico, che viene riversato nello stomaco e serve a digerire i cibi. Alcune aree specializzate del pancreas, le isole di Langerhans, situate soprattutto nella coda, producono invece ormoni come l’insulina, il glucagone e la somatostatina.

PIEDE DIABETICO
L’iperglicemia può provocare la chiusura dei vasi capillari alle estremità e la progressiva riduzione nella sensibilità dei piedi. Privi della sensazione del dolore è facile provocarsi piccoli tagli o ulcere e non medicarli subito. I capillari bloccati non riescono a far giungere farmaci o anticorpi. I tessuti si infettano, si deteriorano e possono andare in cancrena. È quindi necessario che il diabetico controlli attentamente l’igiene del piede, e che ricorra al diabetologo qualora noti un taglio che fatica a rimarginarsi o qualsiasi strano segnale.

PREVENZIONE
La ricerca scientifica più avanzata è impegnata a rispondere alla domanda ‘come posso evitare o ritardare l’inizio del diabete?’. Nel caso del diabete di tipo 1 si è ancora in fase iniziale di sperimentazione. Nel caso del diabete di tipo 2, anche se i meccanismi non sono ancora del tutto chiari, è assodato che l’esercizio fisico costante e la riduzione del grasso addominale contribuisce a ritardare e forse a scongiurare l’inizio del diabete. Questa è la cosiddetta prevenzione ‘primaria’. La prevenzione ‘secondaria’, vale a dire le misure necessarie per evitare non tanto il diabete quanto le complicanze, è invece ormai assodata. Tanto più e tanto più a lungo si mantiene la glicemia a livelli normali, tanto meno è probabile l’insorgere delle microangiopatie (piede, occhio, reni). Per ridurre il rischio di macroangiopatie (che danno luogo a infarti e ictus) occorre tenere sotto controllo anche la pressione, il colesterolo e la dislipidemia.

PROTEINE
Insieme a grassi e carboidrati, rappresentano una delle 3 classi di nutrienti dell’organismo
Cibi particolarmente ricchi di proteine sono: carne, pesce, uova, formaggi e legumi

RETINOPATIA DIABETICA
Patologia dei vasi sanguigni della retina, la super-ficie sensibile dell’occhio, su cui i capillari indeboliti rila-sciano un fluido. La visione all’inizio è appena fuori fuoco in certe aree. Nell’80% dei casi la situazione rimane tale. Se la retinopatia procede, nuovi vasi capillari crescono (neovascolarizzazione), si lacerano con la comparsa di emorragie che impediscono la visione. Intorno alla retina si forma, inoltre, un tessuto cicatriziale che esercita su di essa una trazione lacerandola. Questo processo si chiama “retinopatia proliferativa” e può portare a gravi danni alla vista.

RIDOTTA TOLLERANZA AL GLUCOSIO
Definito in passato diabete latente, chimico, sub-clinico o borderline, è una situazione nella quale il pa-ziente, pur continuando a produrre insulina, non metabolizza correttamente il glucosio assunto. Spesso, ma non necessariamente, la ridotta tolleranza al glucosio sfocia in un vero diabete non insulino-dipendente.

SACCARINA
Dolcificante artificiale a bassissimo potere calorico.

SACCAROSIO
È lo zucchero comunemente usato in cucina.

SINDROME METABOLICA
Termine utilizzato per descrivere una combinazio-ne di fattori, che insieme comportano un alto rischio di malattie cardiovascolari. Componenti della sindrome metabolica sono obesità, ipertensione (pressione alta), iperlipidemia (alta concentrazione di grassi nel sangue) e iperinsulinemia (alta concentrazione di insulina nel sangue). La sindrome metabolica è tipica dei diabetici di Tipo 2.

TEAM DIABETOLOGICO
Con il DCCT (Diabetes Control and Complications Trial , 1993) il ruolo del medico diabetologo si è modificato da “fornitore di cure” a “leader e costruttore del team diabetologico”.
Nasce così un nuovo modo di operare nell’ambito di una malattia cronica così delicata e complessa come il diabete: il lavoro di gruppo assume un ruolo fondamentale dove la professionalità di ogni componente contribuisce alla cura del paziente visto come persona nella sua globalità e non più solo come “diabetico”.

TERAPIA
La terapia è l’Insieme di azioni che concorrono alla cura di una malattia. Il diabete è una malattia cronica e allo stato attuale non esistono terapie efficaci che possano condurre ad una guarigione definitiva.
La terapia ha quindi un significato di prevenzione delle gravi complicanze che, se non si tiene il diabete sotto controllo, possono portare a gravi disfunzioni ed alla morte del paziente

TERAPIA INSULINICA INTENSIVA
Schema terapeutico che prevede almeno 4 iniezioni giornaliere di insulina. In casi particolari, il numero delle iniezioni di insulina può essere anche maggiore (per esempio, nel diabete in gravidanza). Necessaria, per il diabete di Tipo 1, la terapia intensiva è sempre più spesso adottata nei casi di diabete di Tipo 2.

TEST DI TOLLERANZA AL GLUCOSIO
Test che stabilisce se un paziente è diabetico. Si effettua misurando la glicemia del paziente a digiuno, facendogli bere successivamente una soluzione che contiene 75 grammi di glucosio e misurando la glicemia ogni mezz’ora nelle due ore successive. I valori ottenuti consentono di porre la diagnosi di presenza o assenza di diabete mellito. Questo test è molto importante nelle donne in gravidanza per accertare eventuale presenza di diabete, che viene definito “diabete gestazionale”. In questo caso, si fa bere una soluzione che contiene 100 gr. di glucosio.

TRAPIANTO
Il trapianto di pancreas dovrebbe essere considerato un’accettabile alternativa alla terapia insulinica in quei diabetici con insufficienza renale, che hanno avuto o stanno per avere un trapianto di rene, perché l’aggiunta del pancreas non mette in pericolo la loro vita, ma potrebbe migliorare la sopravvivenza del rene e ripristinare una glicemia normale.
In mancanza di tale presupposto, può essere considerata per i pazienti con frequenti, acute e gravi complicanze metaboliche (ipoglicemia, iperglicemia, chetoacidosi), problemi clinici ed emotivi con la terapia insulinica così gravi da renderlo inabile, e/o insuccesso del controllo metabolico.
Il trapianto di insule pancreatiche presenta numerosi vantaggi rispetto al trapianto di pancreas. Ciò nonostante, al momento, è una procedura sperimentale, che richiede anch’essa un terapia immunosoppressiva, e dovrebbe essere effettuata solo in centri di ricerca controllati.